LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI SULLO SGOMBERO DI VIA
GOBBETTI
14/12/2006
La settimana scorsa
l'associazione ha scritto una lettera aperta alle istituzioni,
informando sul proprio operato e puntualizzando la propria posizione su
quanto accaduto riguardo lo sgombero di via Gobetti e le sue dirette
conseguenze.
Eccola riportata qui di
seguito.
Bologna,
8 dicembre 2006
Lettera
aperta alle istituzioni
A
Sergio
Gaetano Cofferati,
Sindaco di Bologna
Adriana
Scaramuzzino,
ViceSindaco di Bologna
Raul
Collina
Direttore Settore Servizi Sociali
e.p.c
Ai
Consiglieri di maggioranza
e Assessori
La suddetta lettera
nasce dall'esigenza dell’Associazione
Harambe
di
informarVi della situazione che si è creata in seguito allo
sgombero ordinato
dal Comune di Bologna il 16 Novembre 2006, presso il campo rom situato
in via
Gobetti.
Lo sgombero ha coinvolto 123 persone -in
base ai dati forniti dalla
Questura-, di cui circa 80 sono state
rimpatriate nell'arco di poche ore e circa 20 sono state accompagnate
nel CPT.
Le persone hanno perso tutto ciò che possedevano (vestiti,
arredi, giocattoli,
effetti personali), schiacciato nelle roulotte e
nelle baracche
abbattute.
Con la presente, l'associazione Harambe
intende raccontare quanto
accaduto alle persone che sono state sgomberate, private della
sistemazione che
si erano precedentemente creati (il campo di via Gobetti) e lasciati
senza
alcuna alternativa di sopravvivenza da chi li ha allontanati.
Il gruppo di persone che si trovavano in
questa circostanza era
costituito da circa 70 soggetti (per di più riuniti in nuclei
familiari, con la
prevalenza di donne e bambini), dato che induce a ritenere sottostimato
il
numero dichiarato dalla Questura di sgomberati da via Gobetti.
Di essi, 35 si sono recati presso la sede
del quartiere S. Vitale, dove
le trattative con la vicesindaco Adriana Scaramuzzino hanno portato
all'individuazione del deposito della polizia municipale di via
dell'Industria
come riparo temporaneo per 27 persone; altre 7 sono state accolte in un
albergo
popolare di via
del Pallone. La sorte di quel nucleo di persone
è nota grazie all'attenzione
mediatica ricevuta. Durante la permanenza in via dell'Industria queste
sono
state assistite da operatori della Croce Rossa e di associazioni della
Consulta
del Terzo Settore, che provvedevano alla sorveglianza e alla fornitura
del
pasto serale. Lunedì 27 novembre le stesse sono state trasferite
nello stabile
della scuola di Via Paderno, dove la coop. Piccola Carovana sta
effettuando uno
screening per individuare chi possiede i requisiti per essere
allontanato o
assistito.
L'associazione Harambe si è trovata
a seguire da vicino la situazione
delle ulteriori 36 persone non recatesi in vicolo Bolognetti
nell'attesa della
trattativa
con la vicesindaco.
Queste persone sono confluite in via
Malvezza 2, presso un casolare
abbandonato in cui già dall'estate vivevano 3 famiglie
provenienti da
precedenti sgomberi di Villa Salus, per un totale di 20 persone.
I volontari di Harambe conoscevano la
situazione in quanto adiacente a
Villa Salus, frequentata assiduamente per lo svolgimento di uno dei
progetti
dell’Associazione.
Nel casolare si sono quindi ritrovate 56
persone a vivere in condizioni
malsane e di estrema precarietà, al limite della sopravvivenza,
date
dall'assenza dell'acqua corrente, di servizi igienici e del
riscaldamento, dalla
presenza di una nutrita popolazione di ratti, e dall'assenza di ogni
minimo arredo.
Molte persone -quasi tutte donne, gravide e con figli, tra cui 5
neonati- si
sono sistemate nella "stalla" del casolare, dove dormivano per terra,
senza materassi,
con una temperatura notturna molto rigida. Il resto
delle
persone si sono accampate nelle stanze dell'abitazione, riscaldate con
fumosi
bracieri di latta o
con ciocchi di legna.
L'associazione Harambe si è trovata
ad assistere all'emergenza di queste
persone nella totale assenza di altri soggetti istituzionali.
Nei primi giorni si è provveduto a
fornire beni di primissima necessità,
come materassi, coperte, acqua potabile, grazie alla
disponibilità del Centro
Poma della Caritas e di privati cittadini che hanno messo a
disposizione alcune
loro risorse.
Nei giorni successivi è stato
approntato un censimento con i dati
anagrafici, biografici e sanitari della popolazione presente, in cui
sono
emerse situazioni umane molto delicate: 3 donne incinta (di cui 1 anche
minore), 5 neonati di cui 1 di 2 mesi, anziani, persone con patologie
gravi e
bisognose di cure: lupus, diabete, cirrosi epatica, scompensi tiroidei,
ulcere,
cisti infette, etc.
Abbiamo consegnato questo censimento alla
Consulta del Terzo Settore e,
tramite la stessa, agli organi istituzionali (vicesindaco, direttore
dei Servizi
Sociali, settore sicurezza), nell'attesa che si affrontassero quanto
meno le
situazioni più delicate. L’iniziale prospettiva di sistemazione
presso la
scuola di Via Paderno insieme al nucleo di via dell'Industria è
stata giudicata
impraticabile. In seguito non è stata valutata nessun'altra
alternativa
allocativa per
affrontare l'emergenza del nucleo di via Malvezza. Anzi,
abbiamo
avuto l'impressione che si volesse cercare di rimuovere il problema.
Nel frattempo Harambe ha continuato a
frequentare quotidianamente il
casolare, distribuendo beni di prima necessità per i bambini
(pannolini,
alimenti, vestiti) e per le loro famiglie (alimenti, legna per il
caminetto,
coperte, etc) forniti da Opera Marella, da coop. La Strada, da Caritas.
Si è
intrapreso un percorso di verifica sanitaria delle persone grazie alla
disponibilità di alcuni privati medici, dell'ass. Sokos che ha
visitato tutte
le famiglie presso il suo ambulatorio, e del poliambulatorio Zanolini
che ha
preso in carico le donne incinte. Si è altresì iniziato
un percorso di verifica
della situazione legale-giuridica di ciascuno, grazie alla
collaborazione di
alcuni avvocati.
L'associazione Harambe si è
ritrovata casualmente osservatrice della
venuta di queste famiglie nello stabile, e si è impegnata nella
prima
assistenza e nel cercare di tamponare le emergenze più gravi.
Non è nostra volontà,
nè nostra competenza, nè nostra possibilità
continuare ad assistere queste persone in un frangente che non è
più di
emergenza, ma che inizia a prospettarsi di medio-lungo termine. Era
nostro
dovere morale assistere queste persone in situazione di emergenza, non
è nostro
dovere nè morale nè giuridico sostituirci alle
istituzioni competenti che si
sottraggono alla presa in carico di una situazione da essi provocata.
Questa
situazione infatti, non era nè imprevedibile nè
inevitabile, in quanto
direttamente consequenziale a un azione voluta e programmata come
è stato lo
sgombero di via Gobetti.
Tale sgombero, giustificato con la
volontà di risolvere le situazioni
indecorose e inopportune che persistevano in via Gobetti, inserito
nella lotta
all'illegalità che sta perseguendo l'attuale giunta comunale,
non ha fatto
altro che creare una situazione di ulteriore precarietà e
degrado.
Ci sembra inopportuno e incoerente tentare
di risolvere un problema
creandone un altro più grande. Questa non è un emergenza,
queste persone non
sono piovute da Marte, si trovano a Bologna da anni e regolarmente
vengono
sgomberate da una parte e indotte a spostarsi in un'altra, da cui
successivamente verranno sgomberate e spostate - i.e. Borgo Panigale
lungo il
fiume Reno, Caserme Rosse, Ferrhotel, Galilei.
Auspichiamo che questa volta sia stata
l'ultima, che la situazione di
queste persone sia affrontata una volta per tutte così che si
possa smettere di
gridare all'emergenza ogni 6 mesi. Chiediamo inoltre alle
autorità preposte che
qualsiasi intervento tenga prima di tutto in considerazione ciascuna
individualità
coinvolta e che ognuno venga trattato come caso specifico; questo onde
evitare
che una possibile politica vada a considerare i soggetti destinatari
come
gruppo indistinto caratterizzato soltanto dall’illegalità,
situazione in cui specialmente
i soggetti più deboli sono lasciati alla mercè della
precarietà.
Crediamo infine che l’amministrazione
comunale debba essere cosciente ed
assumersi la responsabilità politica degli effetti delle proprie
azioni. Sgomberi
come quello di via Gobetti anzichè costituire una politica volta
alla sicurezza
della cittadinanza, rendono, a nostro giudizio, Bologna una
città meno sicura
ed alimenta situazioni di conflittualità.
Nell’attesa di una vostra pronta risposta
Vi porgiamo cordiali saluti.
Associazione Harambe
Torna alla sezione news
|